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Per me equitazione significa: essere in grado di cavalcare con sicurezza e fiducia da qualsiasi punto A a qualsiasi punto B in qualsiasi momento in qualsiasi circostanza attraverso qualsiasi percorso.

Questo comprende un esercizio di dressage stilizzato in condizioni controllate, una escursione fuori sentiero in montagna e tutto ciò che si trova in mezzo; una buona combinazione di cavaliere–e–cavallo permette, su una solida base di fiducia e comprensione reciproca, di costruire qualsiasi "casa". Personalmente, il valore aggiunto di cavalcare un cavallo è che mi permette in un modo unico di gioire della dura natura montagnosa nella nostra zona.

L’etica, nella nostra era, ha un peso significativo. Una questione fondamentale di etica sta proprio alla base dell’equitazione. Noi, nella nostra società, non abbiamo la necessità di cavalcare per la nostra sopravvivenza e per i nostri bisogni primari e così non c'è una valida giustificazione per sacrificare il benessere del cavallo per il nostro divertimento. Potrebbe essere alla moda indossare costumi tradizionali, ma questo non significa che siamo cowboy, vaqueros, campinos oppure gardians; e noi viviamo adesso, non nel medioevo o in qualche altro momento del passato: eticamente noi non abbiamo argomenti che giustifichino il fatto di non rispettare strettamente, nel nostro modo di montare, i principi dell’etologia del cavallo. La questione etica di base è se il benessere del cavallo è subordinato al nostro divertimento e se è così, fino a che punto.

I Tedeschi hanno un termine “artgerecht”, specie specifico; dicono, “pferdgerecht”, nel caso del cavallo, per dire “secondo l’etologia del cavallo”. Io scelgo di usare il termine “horse wise” (adatto al cavallo) per questo concetto. L’etologia del cavallo è basata sulla possibilità di evadere, creando “una porta aperta” e questo è il cuore del mio modo di trattare il mio cavallo. Chiudere un cavallo in un box tra quattro mura, o, quando è montato, imprigionarlo tra speroni e morso non ha alcuno spazio in questa filosofia. Cavalcare “horse wise” ruota intorno ai concetti della possibilità di evadere, della “porta aperta” e del “lasciar andare”; della percezione del cavallo di non essere rinchiuso, di decidere volontariamente di seguire un leader capace e giusto, e di trovarsi in una condizione di benessere.

Io, per me stesso e quindi per il mio cavallo, egoisticamente scelgo di montare sulla schiena di un cavallo. Tuttavia non lo considero un diritto ma una responsabilità; la responsabilità del mio modo di montare. Il cavallo non si è evoluto per portare un cacciatore sulla sua schiena e quindi il cavaliere deve preparare il cavallo sia fisicamente che psicologicamente per questo compito assolutamente innaturale. Non c'è nulla di “naturale” nel cavalcare un cavallo.

Per me l’equitazione è la volontaria cooperazione tra me e il mio cavallo, e il godimento della natura in un modo che riduca al minimo i danni alla salute e al benessere di quell’animale che mi dà così tanto divertimento.

Soprattutto questo sito intende accendere una scintilla nella mente dei lettori; a sfidare l'anello più debole pensando e studiando. Non pretendo di fornire una ricetta per risolvere ogni problema; è solo una filosofia "horse wise". Non è solo la mia opinione, è quello che faccio.

Tutto ciò che è scritto o rappresentato in queste pagine è la mia percezione dell’equitazione; il risultato dell'attuale combinazione di studio e di esperienze con animali, e di esperienze di vita. Nessuno può saltare su un cavallo e aspettarsi che tutto funzioni automaticamente. Io non accetto nessuna responsabilità per le conseguenze di cosa qualcun’altro fa con il suo cavallo, si sia ispirato o no a questo sito, l’equitazione è uno svago ad alto rischio. La ricompensa di questo sito racconta un'esperienza realmente vissuta: il divertimento con un cavallo.

HC